Chiesa di S. Rocco

Denominazione del bene  

CHIESA DI SAN ROCCO

Localizzazione  

Albino, via San Rocco, sulla sinistra orografica del fiume Serio alle pendici del monte Misma

Natura del bene  

Chiesa campestre

Periodo di realizzazione  

Sec. XVI

Riferimenti catastali  

Censuario di Albino, mappali Ceni-1471

Destinazione  

Luogo di culto

Descrizione morfologica  

L’aula si presenta - unico esempio nell’Albinese - come un organismo a pianta centrale su base quadrata a croce greca inscritta, non interamente visibile all’esterno. Grazie a quattro trombe angolari lo schema a base quadrata si trasforma in un sistema di copertura della volta a base ottagonale: molto simile a quella del coro della vecchia S. Giuliano.
Dalle otto paraste piegate a libro che incorniciano le cappelle, a cui si appoggiano semicolonne, si dipartono i raggi della volta ad ombrello. I semipilastri con basi in pietra sono coronati da curiosi capitelli, che trovano riscontro nel clima eclettico dell’Ottocento.
Attraverso una porta aperta sul lato destro del braccio d’ingresso si accede alla Cappella del Crocifisso, detta, almeno fino allo scadere del Settecento, Cappella del Gesù o del SS. Nome di Gesù.
La facciata di impianto molto semplice con tetto a doppia falda è caratterizzata da numerose aperture, che segnalano la particolare organizzazione dell’interno. Le tre piccole finestre sulla sinistra gettano luce nei vani destinati all’abitazione del romito. L’apertura circolare leggermente strombata, con belle modanature, ha cornice in pietra. L’ampia luce in basso a destra, chiusa da inferriata, corrisponde alla cappella del Crocifisso e deriva da un portico parzialmente ostruito. Nella parte centrale della facciata è inserito un alto portale di fattura rinascimentale: stipiti e architrave sono marcati da un tondino, che corre lungo lo spigolo. Le sue eccezionali dimensioni appaiono poco in rapporto con la facciata, tanto da far supporre che sia stato qui trasferito nell’Ottocento da altre chiese demolite: S. Giuliano o S. Stefano. La lunetta sopra il portale è il risultato della chiusura parziale di un rosone probabilmente collegata alla creazione, all’interno, della piccola cantoria in legno.
Sulla sinistra della facciata, attraverso una piccola porta arcuata con ghiera in laterizio, si accede all’abitazione del romito.
Dal tetto emerge, appena accennato, il volume del tiburio ottagonale.
Nel 1575 sul lato sud della chiesa da poco costruita era già issato un campaniletto a vela con una campana. Nello stesso luogo e con identica forma rimase fino all’inizio del nostro secolo, salvo periodici restauri come quelli del 1788 e 1794. Nel 1790 la campana rotta è sostituita.
Tra il 1924 e 1926 viene realizzata la nuova torre campanaria, che sorge sul lato orientale della chiesa, interamente in cemento armato con materiale prodotto nel vicino cementificio della ditta Guffanti. Inconsueta è la sottolineatura della cella campanaria con frontoni molto sporgenti su tutti i lati.
Il campanile è attrezzato con un concerto di cinque campane della ditta d’Adda di Crema, requisite poi durante la guerra per finalità belliche; nei primi anni Cinquanta viene issato un nuovo concerto di cinque campane in si bemolle della ditta Ottolina di Seregno.

Descrizione storica  

A metà del ‘300 il pianoro su cui oggi sorge la chiesa di S. Rocco è compreso nel Comune Maggiore di Albino, e qui c’è il castello di Filippino Da Piano, chiamato castrum beluardi, vicino al quale, in posizione più elevata, sorge una chiesetta con campanile.
Nel 1400 il Duca di Milano autorizza la ricostruzione del fortilizio, a spese di tutto il territorio bergamasco, e il prolungamento delle fortificazioni fino a includere la chiesetta.
Del castello non si hanno più notizie; forse è stato demolito. Il succedersi delle epidemie, tra il ‘400 e il ‘500 stimola probabilmente a progettare l’ampliamento della chiesetta; a tal fine si costituisce la fabbrica di S. Rocco, alla quale sono devoluti tre lasciti testamentari negli anni 1517, 1523 e 1542. La visita pastorale dell’anno 1541 cita l’oratorio campestre di S. Rocco in cui si celebra a richiesta. I lavori di completamento e di decorazione della chiesa continuano fino al 1573, anno in cui il romito inizia a risiedere nella casa annessa alla chiesa.
Nel 1575 S. Carlo Borromeo, in visita, vede la chiesa con un solo altare, collocato in una cappella a volta e affrescata: in luogo dell’ancona c’è il crocifisso con le statue lignee dei Santi Rocco, Sebastiano e Cristoforo.
Prescrive un tempestivo intervento di riparazione della volta fessurata ed il completamento della costruzione della sacrestia. All’esterno della chiesa, lungo la parete settentrionale, c’è il cimitero e a destra della porta d’ingresso un piccolo portico che ripara un altare disadorno con la statua di S. Rocco.
All’interno, nei decenni successivi, si costruiscono i due altari laterali e la chiesa viene abbellita con dipinti di importanti pittori contemporanei, che accompagnano la dedicazione degli altari. All’altare esterno, non protetto, non si può celebrare fino a quando non venga racchiuso da una cappelletta in muratura; è dedicato al Santissimo Nome di Gesù.
La chiesa subisce poi un radicale intervento intorno alla metà dell’Ottocento: rifatta l’intera decorazione, sopra la porta di ingresso si aggiunge la cantoria; dalle chiese demolite giungono pulpito e portale d’ingresso. Quale compenso per la cessione delle sue belle tele alla parrocchiale, S. Rocco ottiene due tele più modeste, che vanno a definire la nuova dedicazione degli altari laterali.
La zona che circonda S. Rocco è coinvolta, almeno a datare dal Settecento, in attività estrattive: si cava pietrame per la fabbrica della chiesa di S. Anna nel 1742; una calchera è segnalata nel 1820; nel 1855 Giacinto Guffanti apre il cementificio, che sarà poi rilevato dalla società Italcementi.
Con la recente riduzione dell’attività estrattiva è anche cessato per S. Rocco un lungo assedio che ha messo in serio pericolo la sua stessa esistenza, come quando nel 1888 una frana, causata dall’escavazione, aveva trascinato con sé parte della casa colonica, della sacrestia e una porzione di terreno.

Elementi significativi  

Nell’arco di tempo che va dal 1575 al 1620 circa la comunità albinese provvide ad abbellire la chiesa di S. Rocco con una serie di opere pittoriche di pregio. Questi dipinti però non sono più in luogo. Nel corso dell’Ottocento vennero trasferiti nella chiesa parrocchiale di S. Giuliano e sostituiti con altre opere.
All’altare maggiore era collocato il dipinto di Gian Paolo Cavagna (Bergamo 1556 - 1627) raffigurante la Madonna con i santi Cristoforo, Rocco e Sebastiano. L’altare di sinistra era dedicato a S. Pantaleone e ospitava il Cristo in gloria con i santi Pantaleone e Margherita d’Antiochia di Francesco Zucco (Bergamo 1570 ca. - 1627). All’altare di destra, un tempo di S. Barnaba, c’era la Madonna con i santi Barnaba e Matteo sempre di Gian Paolo Cavagna.
La pala del Cavagna all’altare maggiore fu trasferita in S. Giuliano poco dopo il 1819 e collocata sul terzo altare a sinistra. Gli altri due dipinti, del Cavagna e dello Zucco, furono portati sempre in S. Giuliano nella seconda metà dell’Ottocento e sistemati in controfacciata ai lati della bussola d’ingresso.
Anche se la notizia non è confermata da altri documenti il Cristo che porta la Croce di Giovan Battista Moroni, (Albino 1520/24 - 1578) è menzionato dallo storico bergamasco Francesco Maria Tassi nel 1793 come presente in S. Rocco. L’opera, dichiarata “tra le supreme del pittore”, databile tra il 1565 e il 1570, nel 1816 venne trasferita nella nuova parrocchiale appena ricostruita.
Negli anni Trenta di questo secolo trovò posto nell’abside della chiesa della Madonna del Pianto dove attualmente si trova.
I recenti restauri hanno riportato alla luce gli affreschi cinquecenteschi che decoravano il presbiterio: nel catino absidale l’Ascensione di
Cristo con due angeli inginocchiati e, nella parte sinistra della nicchia absidale, quattro figure di apostoli oranti con la didascalia dell’invio in missione(Vangelo di Marco capitolo 16 versetto 15: "andate in tutto il mondo e portate il messaggio del vangelo a tutti gli uomini").

Bibliografia  

AA.VV., Storia delle terre di Albino: dalle origini al 1945, vol. 2 I temi, a cura di Alberto Belotti, Orazio Bravi e Pier Maria Soglian, Brescia, Grafo, 1996

ALBERTO BELOTTI, DON GIUSEPPE LOCATELLI E GIAMPIERO TIRABOSCHI, La chiesa di San Rocco, cammini di storia arte e fede, Albino, aprile 2011 http://www.youblisher.com/p/119246-La-chiesa-di-San-Rocco/

UMBERTO CERUTI, Chiese e santuari di Albino, Brusaporto, Algigraf, ottobre 2009