Chiesa della Madonna del Pianto

 

Denominazione del bene  

CHIESA DELLA MADONNA DEL PIANTO

 

Localizzazione  

Albino, via Guglielmo Marconi, sulla destra orografica del fiume Serio alle porte del centro storico

 

Natura del bene  

Santuario

 

Periodo di realizzazione  

Sec. XIX

 

Riferimenti catastali  

Censuario di Albino, mappali E-2013

 

Destinazione  

Luogo di culto

 

Descrizione morfologica  

Chiesa a croce latina, divisa in tre navate da colonne (risalenti al progetto dell’arch. Elia, in corrispondenza della prima campata dopo il presbiterio) e pilastri compositi (progetto don Piccinelli, campata successiva). In asse con l’ingresso il profondo presbiterio, affiancato a sinistra dal locale della sacrestia e a destra dal campanile.
Altri due locali con funzioni diverse (cancelleria sulla sinistra e la piccola cappella dedicata alla Madonna del Pianto), comunicanti con l’interno, ma allo stesso tempo indipendenti, sono ubicati ai lati della chiesa, sotto i bracci del transetto. Una fastosa decorazione a stucchi e affreschi ricopre le pareti interne e la copertura a volta.
All’esterno, questa articolazione planimetrica è chiaramente leggibile nelle diverse altezze dei corpi di fabbrica che compongono l’organismo. La facciata con portico denuncia principalmente la suddivisione delle navate; in corrispondenza della navata principale, più alta, viene impiegato l’ordine gigante, con lesene dal capitello corinzio, a reggere la trabeazione e il timpano triangolare. Ai lati i due portali che immettono nei locali della cancelleria e della cappella.
Sulla destra della chiesa è ubicata la dimora del cappellano; sul lato opposto a fianco di una delle due cappelle laterali della navata, si trova l’accesso esterno e la relativa scala che sale alla casa del custode.

 

Descrizione storica  

Secondo recenti studi, svolti nell’ambito della ristrutturazione del Santuario della Madonna del Pianto tra il 2009 e il 2010, si evince che la struttura attuale è data dalla fusione e rimaneggiamento, a partire dalla fine del XIX secolo, dell’antica Chiesa dedicata all’Invenzione della Santa Croce (di periodo altomedievale) e il più recente sacello intitolato alla Vergine Addolorata (XII sec.).
A partire dall’inizio del Seicento la Chiesa di Santa Croce venne interessata da lavori di rifacimento delle sue strutture con la costruzione, al di sopra della sagrestia, della casa del cappellano; sempre in questo periodo la sua denominazione si trasforma in quella di Beata Vergine del Pianto, fina a ottenere la titolazione a Santuario nell’Ottocento grazie alla sempre maggior devozione riconosciutale dai fedeli.
Nel corso del settecento la chiesa subisce molte modifiche e migliorie tra cui la dotazione di una torre campanaria.
A ricordo del miracolo avvenuto il 13 aprile 1655,nel quale la Madonna diede la voce al giovane Paolo Bigoni, muto a causa di un’aggressione,nel 1807, l’architetto Simone Elia, stende il progetto del primo ampliamento ultimato nel 1815. Si prevede la creazione di un edificio a pianta quadrata, con presbiterio a terminazione rettilinea, due altari laterali a formare una sorta di transetto al centro del quale quattro colonne su piedistallo reggono il tamburo della cupola.
Tra il 1896 e il 1899 un ulteriore ampliamento trasforma in modo radicale la struttura; autore di questo intervento è don Antonio Piccinelli che prolunga la chiesa verso la strada, demolendo l’antico portico e, sfondando la parte del presbiterio, realizza un coro semicircolare.

 

Elementi significativi  

Ha una ricca decorazione di Guglielmo lecchi e custodisce pregevoli opere de’arte di Moroni, Slmeggia e Zucco.
In particolare il Cristo portacroce (1575-1577 ca.) di Gian Battista Moroni, proveniente dalla chiesa di S. Rocco.
“Cristo è completamente solo. Spariti i soldati, ladroni e Marie dolenti, sparito l’intero teatro narrativo del Golgota, il figlio di Dio viene su nel silenzio rarefatto dell’altura svoltando l’altura di un qualunque viottolo. L’ambientazione si adatta particolarmente e alla dimensione solitaria e ascetica del luogo di collocazione originario.
La luce proveniente lateralmente dal basso accentua l’effetto di incombenza della figura che si proietta con le sue lunghe gambe e una croce, esorbitante i limiti del dipinto, sul primo piano.
Qui la materia si addensa sul viso e sulle mani nocchiute, plasmate come nella cera, per poi sgocciolare nel risa corallo della tunica, culmine emozionale dell’opera, contro un paesaggio macchiato e vibrante degli stessi pensieri e della interiore solitudine dell’uomo.”
(Barbara Maria Savy da Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579)

 

Bibliografia  

Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, a cura di Simone Facchinetti, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004

AA.VV., Storia delle terre di Albino: dalle origini al 1945, vol. 2 I temi, a cura di Alberto Belotti, Orazio Bravi e Pier Maria Soglian, Brescia, Grafo, 1996

UMBERTO CERUTI, Chiese e santuari di Albino, Brusaporto, Algigraf, ottobre 2009

NEGRONI REMIGIO, La Madonna del Pianto nel suo Santuario di Albino : appunti di storia raccolti per la solenne incoronazione, Bergamo, Tipografia Secomandi, 1919

Feste centenarie della B. V. del Pianto, 13 aprile 1655/1955, Bergamo, Società editrice S. Alessandro, 1955

OLEG ZASTROW, Santa Croce e la Madonna del Pianto ad Albino: due chiese in un santuario, Albino, Parrocchia San Giuliano Martire, 2013