Chiesa di S. Barbara

Denominazione del bene  

CHIESA DI SANTA BARBARA

Localizzazione  

Albino, via Crespi,nella frazione di Bondo Petello

Natura del bene  

Chiesa parrocchiale

Periodo di realizzazione  

Sec. XIX

Riferimenti catastali  

Censuario di Albino, mappale A

Destinazione  

Luogo di culto

Descrizione morfologica  

Circondata su tre lati da un discreto sagrato pavimentato, parte in selciato e parte in terra battuta, la chiesa presenta il tradizionale orientamento liturgico con la sua facciata molto semplice verso ovest, coperta da gronda a due spioventi molto sporgente, con una grande finestra semicircolare che illumina la navata. La facciata è completata da un portichetto che la precede composto da cinque campate in opera su colonne di cemento martellinato con sottarchi anch'essi in cemento martellinato; tutti gli archi sono a tutto sesto compreso quello dell'arco centrale che è più ampio e più slanciato rispetto agli altri. Il portichetto poi è pavimentato in basolato di porfido posato ad opus incertum.
Attraverso ampio portale in contorno di marmo di Zandobbio, seguito da bussola in noce, si perviene al vano della chiesa, che è costituito da due vani con pianta a croce greca, uno più ampio per i fedeli e uno più piccolo per il presbiterio, ambedue sormontati da due tazze, in opera su quattro arconi a loro volta sostenuti da lesene a forma di mezze colonne, in stucco lucido con capitelli corinzi.
L’impianto strutturale dell’edificio è in muratura continua con volte e solai di forma articolata. La trabeazione ed il cornicione praticabile corrono lungo tutto il perimetro della chiesa, che riceve luce, oltre che dalla finestra semicircolare della facciata, anche da altre due pure semicircolari poste sui due lati nord e sud dei bracci trasversali delle due croci greche.
Nei due bracci traversali della navata sono collocati due altari minori; l'altare maggiore poi è al centro della croce sotto la relativa tazza.
La copertura è a falde con struttura in legno e manto di copertura in coppi di laterizio.

Descrizione storica  

La chiesa viene ampliata nel 1853 con la costruzione dell’aula neoclassica a croce greca progettata dall’arch. Gioachino Piccinelli. Il 13 dicembre 1882 la chiese di Santa Barbara venne staccata dalla parrocchia di Albino e resa autonoma dal vescovo Gaetano Camillo Guindani; si susseguono poi nel tempo alcune modifiche strutturali: nel 1949 si sopraelevò il campanile, mentre è del 1961 la realizzazione del portico antistante alla facciata della chiesa.
Nel 1988 nel corso di un restauro generale si procede al rifacimento dell'altare maggiore con contestuale adeguamento alle direttive Conciliari e al rifacimento degli altari minori.

Elementi significativi  

Sull’altare maggiore è collocata la più antica pala d’altare commissionata ad Albino a Gian Battista Moroni, la Madonna in gloria con le sue Sante Barbara e Caterina d’Alessandria (1562-1564 ca.). Lo schema compositivo, a struttura convergente sulla Vergine in gloria è mutuato dal Moretto, ma il Moroni vi introduce la significativa variante della gran luce dorata del fondo, che rappresenta simbolicamente l’Empireo e allude dunque alla presenza di Dio. Più di una rappresentazione si tratta dunque di una “visione” e la Vergine, umana in quanto solidamente poggiante sulle nubi, vi assume la funzione di tramite alla percezione del divino.
Le Sante, non assumono l’atteggiamento consueto di adorazione, ma si differenziano tra loro: mentre S. Barbara rivolge la sua intera attenzione a Maria, viceversa S. Caterina si rivolge esplicitamente al visitatore come in un invito. Alle due presenze è assegnata la specifica funzione di convogliare sulla Madonna e su Dio l’attenzione del devoto: la gesticolazione e il moto dei sentimenti hanno una finalità oratoria e devozionale conforme alla precettistica della Controriforma cattolica.
Le due Sante indossano abiti esplicitamente cinquecenteschi, ma paradossalmente ostentano anche gli attributi del loro martirio, rispettivamente la torre (alla cui base Moroni ha apposto la propria firma) e la ruota dentata.
Il paesaggio di fondo è una veduta interamente fantastica includente però ben riconoscibili elementi naturali (il roccionechiaro richiamo alla Cornagera) e architettonici (il borgo) alludenti all’area circostante la chiesa.
Questi elementi, gli accenni alla modalità del martirio come rimandi all’esercizio della virtù eroica e la riconoscibilità dei paesaggi così come la resa naturalistica dei costumi, si motivano ammettendo che la pala sacra è per Moroni, e per la sua committenza, innanzitutto uno strumento devozionale per il recupero della dimensione morale e umana del fatto religioso.

Bibliografia  

Le chiese delle diocesi italiane, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=30765

Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, a cura di Simone Facchinetti, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004

AA.VV., Storia delle terre di Albino: dalle origini al 1945, vol. 2 I temi, a cura di Alberto Belotti, Orazio Bravi e Pier Maria Soglian, Brescia, Grafo, 1996

UMBERTO CERUTI, Chiese e santuari di Albino, Brusaporto, Algigraf, ottobre 2009